Il gioco d’azzardo lecito viene messo da parte

Quando un concessionario chiede l’autorizzazione per poter operare, certamente “investe” in tale autorizzazione e “stima” che da quell’operazione si possano ricavare introiti utili al sostegno della propria attività e quindi alla crescita di risorse impiegate, alla professionalità che serve per far funzionare una sala da gioco, ed alla tecnologia che si deve impiegare per entrare in concorrenza con altre piattaforme per proporre possibilità di gioco sempre più avveniristiche e soddisfacenti per il pubblico. Questa autorizzazione, quando viene rilasciata dallo Stato, viene pagata “profumatamente” perchè tiene ovviamente conto degli “ingressi economici” che la stessa comporterà all’operatore: ma poi se l’attività viene limitata, circoscritta, “relegata” in posti (tipo periferia) non commercialmente utili dove vanno a finire gli investimenti?

Si continua ad “allargare il bacino dei luoghi sensibili” ed è un dato di fatto che le sale da gioco siano “relegate e ghettizzate” in periferia in luoghi certamente non appetibili commercialmente e che fanno dei luoghi stessi territori forse di “serie B” e nei quali non è “importante” quindi preservarne l’integrità: non è discriminante tutto questo? Ormai oltre tutto dovrebbe essere palese che tutto questo non ha fatto altro che “rivitalizzare” il gioco illegale, fenomeno già ampiamente evidenziato in quelle Regioni ove si opera una regolamentazione restrittiva se non addirittura “espulsiva” del gioco legale. Forse non si è pensato, e speriamo proprio il contrario, che il gioco illecito è assolutamente senza regole, senza tutela per i giocatori e senza prevenzione del gioco minorile o compulsivo?